E SE IL CALCIO RIPARTISSE DA ZIRONELLI?

Chi conosce un po’ Mauro Zironelli sa bene che il suo sfogo al termine della partita fra Ravenna e Mestre va oltre il risultato e le giustificazioni per una sconfitta. Chi conosce un po’ Zironelli sa quanto ami il calcio e quanto creda nei valori migliori di questo sport. E la comprensibile amarezza per una sconfitta non riesce a frenare la voglia di ribadire la sua idea di calcio, anche a costo di essere frainteso, anche a costo di far dire a qualcuno: “Quanto je rode…”. Ma quel qualcuno sbaglia, perché considera lo Ziro-pensiero assimilabile al proprio e giudica quindi basandosi su se stesso.

Gli ultimi venti minuti della partita di Ravenna – per chi non avesse visto la gara – sono stati scandalosi. O forse non lo sono stati affatto. Ed è questo il punto. Se il calcio fosse prima di tutto uno sport, varrebbero i principi universali, quelli che si basano sul concetto di “sportività” che riassume genericamente tutti quei valori che la contengono. Altrimenti si parli di spettacolo e di business e si riservi un termine così nobile per le olimpiadi. Gli ultimi venti minuti della partita fra Ravenna e Mestre, per chi non avesse visto la partita, non si sono praticamente giocati: palloni che sparivano, portieri e raccattapalle che li cercavano come si cercassero dei porcini ai giardinetti pubblici: vanamente. Le sostituzioni? Con l’ordine implicito che il sostituito si porti nell’angolo più remoto possibile del rettangolo di gioco ed esca con un’andatura che ricordi più una dimissione dal reparto di geriatria che quella di un atleta professionista. Se solo fosse stato possibile sostituire anche la signora del palazzo davanti…

E torniamo al punto: tutto questo dovrebbe scandalizzare qualcuno, ma non è così. Ed è forse più grave questo del fatto stesso. Non si può incolpare il Ravenna, che non ha fatto nulla che non gli sia stato permesso di fare. Nulla di più che non facciano altre squadre nella condizione di voler difendere il risultato ad ogni costo, a scapito di tutto il resto. Poi però si parla della crisi del movimento e si cercano di individuarne le cause. Si disquisisce sugli stadi, oramai miseramente svuotati da pubblico e passione, senza però mai mettere in discussione nulla di un sistema monolitico e arretrato che, al confronto, quello politico può definirsi all’avanguardia. Negli anni ’80, quando gli stadi erano costantemente pieni, il calcio si vedeva solo dal vivo. In televisione la sintesi di un’unica partita, la domenica pomeriggio. Tre telecamere e un commento deprimente: “Tardelli….Cuccureddu…Bettega, tiro, fuori”. Oggi il calcio si vede in TV: venti telecamere, spider cam, spogliatoi, interviste, statistiche, commenti, grafiche che neanche PES o i migliori videogiochi. Il mondo è andato avanti anni luce, ma il carrozzone che gestisce questo sport è rimasto fermo a quarant’anni fa. Il sistema è rimasto lo stesso, quello che non si scandalizza affatto se una squadra in vantaggio usa qualsiasi metodo per uccidere una partita, dove gli stessi giornalisti si chiedono “E cosa avrebbero dovuto fare, se non perdere tempo?”, dove gli stessi tifosi “godono” di più se la loro squadra vince con un rigore (meglio se inesistente) a tempo scaduto. Dove stadi che cadono a pezzi, di nuovo ed efficiente hanno solamente tornelli, divisori, cancellate e barriere. Tutta roba che di certo non incentiva la gente a tornare allo stadio.

Ma non funziona ovunque così, a cominciare dalla patria di questo sport: l’Inghilterra. Nonostante la TV, gli stadi sono sempre pieni e non esistono tessere del tifoso da sottoscrivere. Le barriere? Abolite da trent’anni, anche quelle che delimitano il campo. In Inghilterra la gente va allo stadio perché è facile andarci, perché lo spettacolo lo vedi meglio che in televisione, perché i bambini possono visitare il museo e dare il ”cinque” ai loro idoli, perché eventuali disturbatori o malintenzionati vengono trascinati via immediatamente e non c’è bisogno di gabbie. Perché se una squadra non combatte con onore e butta via la palla per difendere il risultato oltre a ciò che è sportivamente lecito, sono per primi i sostenitori di quella squadra a sentirsi offesi. E allora forse non servono così tanti dibattiti e tiki-taka, per cambiare, per tornare a dare dignità allo sport più popolare. Forse si deve iniziare a cambiare in maniera profonda una mentalità e tornare ad incentivare e prediligere lo spettacolo e il divertimento, anche a costo di sacrificare un po’ di utilitarismo e il risultato ad ogni costo. Perché se non si ridà prima di tutto credibilità all’ambiente, partendo dall’alto, non si andrà da nessuna parte. E iniziare a scandalizzarsi un po’ sarebbe un buon inizio. Come ancora riesce a fare Mauro Zironelli, nonostante abbia passato una vita in questo mondo, di cui evidentemente ha conservato la parte sana e più pura. Quella da cui si potrebbe e dovrebbe ricominciare.

Andrea Checconi Sbaraglini 

Dalla pagina ufficiale facebook dell’AC MESTRE lo sfogo dopo la partita di Ravenna di mister Mauro Zironelli 

RAVENNA-MESTRE 2-1.Le dichiarazioni di mister Zironelli.

Pubblicato da A.C. Mestre su domenica 18 marzo 2018

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