E SE TUTTI RISCOPRISSIMO I VERI VALORI DELLO SPORT?

Fosse accaduto in serie A, i notiziari nazionali e internazionali avrebbero avuto un argomento in più di cui parlare: immaginatevi Ronaldo o Icardi andare ad esultare – dopo un gol – verso un avversario infortunato a terra. Avvicinarsi a questo e sbeffeggiarlo. L’ultimo della processione avversaria sembra persino mimare il gesto dello sputo. Non vogliamo credere che sia così. In ogni caso sono immagini che avrebbero fatto il giro del mondo. Invece è accaduto in una palestra di Mestre durante una partita di serie B di calcio a 5, il derby Città di Mestre – Fenice VeneziaMestre. Uno scontro di gioco mentre la squadra di casa attacca, un giocatore rimane a terra dopo aver ricevuto un pestone sul piede d’appoggio, ma l’arbitro decide di non fischiare il fallo e la squadra avversaria va in gol. Fin qui normale amministrazione: un’azione dubbia, un fallo non sanzionato e l’altra squadra pronta a non farsi sfuggire la ghiotta occasione, fra le proteste di chi è convinto di aver subito un torto. Cose che accadono spesso, che fanno parte del gioco e in quanto tali vanno accettate.
Molto, molto più sconcertante l’atteggiamento di chi ha deciso di esultare in faccia al giocatore avversario infortunato – e in modo spregevole – davanti al pubblico che affollava la piccola palestra.

Un pubblico fatto di parenti, famiglie e bambini. Un atteggiamento forse non sanzionabile dal regolamento in senso stretto, ma poco importa. E’ più importante una seria riflessione riguardo un atteggiamento collettivo del genere, specie a fronte di un dibattito sempre aperto sul fair-play e ciò che ne è l’esatta antitesi. Perché se i protagonisti, gli atleti, arrivano a tenere questo comportamento, i tifosi fino a che punto sono autorizzati ad arrivare? C’è un limite o tutto è consentito? Questa non è cultura sportiva. Qui si deve ricominciare a fare un lavoro di fondo, perché lo sport non può essere solamente culto per la vittoria e per la sconfitta dell’avversario, ma dev’essere qualcosa di più. Essere sportivi ha un significato ben diverso, quello che tutti conosciamo, un’espressione che è l’esatto contrario di ciò che è successo in quella palestra. Si deve ripartire da zero perché non basta la costernazione di pochi o un’eventuale sanzione. Qui si tratta di un atteggiamento molto grave che evidentemente non può pesare solo sulle spalle di singoli ragazzi, ma principalmente di chi questi ragazzi li forma ogni giorno nelle palestre. Un modo di fare sport che non è degno di tale nome e che dovrebbe far vergognare chiunque porti i propri figli in un campo, in una palestra, in una piscina o in una pedana, convinto che sia il modo migliore per formare un bambino nel fisico e nei valori sportivi. 

Andrea Checconi Sbaraglini 

 

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