LA PERLA DI NETO, CAMPIONE INDISCUSSO

Potremmo rivederlo all’infinito ed emozionarci ogni volta allo stesso modo. Roba da fuoriclasse il gol con il quale Neto Pereira ha deliziato il pubblico del Mecchia, in una partita già bella di per sé, tra due squadre che giocano a viso aperto. Fraseggio stretto tra gli Orange, il pallone torna a Neto che imbambola il difensore avversario e da posizione angolata calcia una palla a girare che si conficca imprendibile sul lato destro della rete, quasi accarezzandola. Un’azione perfetta e una conclusione che resterà negli annali del calcio.

“C’è stato un po’ di movimento dentro i limiti dell’area – racconta Neto con una semplicità disarmante – e ho visto che c’era lo spazio per poter calciare. Quando è partita la palla ho capito che andava in direzione della porta. Ed è andata veramente dove non poteva arrivare”. Non se la tira affatto, ma gli brillano gli occhi mentre ripensa all’azione e si capisce che lui il calcio lo ama veramente. Lo si capisce anche dall’impegno con il quale cerca di uscire dai suoi guai muscolari e dal rispetto che ha per chi lavora per lui. A partire dallo staff di medici e fisioterapisti del Mestre che gli hanno fatto recuperare velocemente i danni subiti a San Benedetto del Tronto. E’ il primo a ringraziarli per essere stato della partita.

Rispetto, innanzitutto e pazienza con i giovani, anche se spesso pretendono tutto e subito. Ma al Mestre non sembra proprio che sia così e se qualcuno vola troppo alto ci pensa mister Zironelli a ridimensionare le cose. Non esistono prime donne nella sua squadra. Anche se basta guardare la sua espressione dopo il gol di Neto per capire che oltre alla felicità di un gol che regalava il pareggio momentaneo prima della vittoria, c’era anche la grande ammirazione per un gesto tecnico che non si vede così spesso e di cui non tutti sono capaci.

Un signore, in campo e fuori, Neto Pereira. Lo vedi calcare i campi della serie C, più o meno sgangherati e ti chiedi perché uno così non giochi in serie A e non ci siano migliaia di persone ad applaudire le sue giocate. Forse perché accontentarsi non è un reato, perché continuare a restare dove si sta bene, facendo sempre meglio, non è un ragionamento modesto, ma segno di intelligenza. In un mondo dove procuratori e denaro troppo spesso dettano le scelte. Ma anche perché la fortuna non è sempre stata dalla sua parte e non solo per i troppi infortuni, come quando stava per esordire in B con la Triestina e tutto si bloccò per la burocrazia.

Leonidas Neto Pereira De Souza classe 79, è arrivato in Italia nel 2000, partecipando al torneo di Viareggio con una selezione di ragazzi brasiliani. Non andò troppo bene, ma lui fece bella figura, tanto da fare un provino con la Cremonese e poi a Gradisca d’Isonzo in serie D, dov’è cominciata la sua carriera. Con l’Itala San Marco è rimasto per ben 9 anni, contribuendo alla promozione in Lega Pro, collezionando 258 presenze e 114 gol. E’ la società che più se l’è goduto. Spettacolo per pochi intimi, per quanto lo stadio potesse essere gremito.

Poi Varese, con la promozione in serie B, dove realizza la sua prima rete contro il Torino, uno dei momenti che ovviamente il brasiliano ricorda più volentieri. Nel 2015 la firma con il Padova, poiché Varese non si iscrive al campionato. Indimenticabile la sua prima rete al primo minuto della partita di esordio contro la Reggiana.

I tifosi biancoscudati non si sono mai perdonati il fatto di essersi lasciati scappare un gran giocatore e un grande uomo. Non a caso quando Leo è tornato all’Euganeo, nel novembre scorso con la maglia del Mestre, è stato sommerso dagli applausi.

Un autentico campione che speriamo di avere l’onore di ammirare il più a lungo possibile.

 

 

 

 

 

Informazioni su Alessia Da Canal 34 Articoli
Mi occupo da quasi trent'anni di di giornalismo e comunicazione, dai mezzi tradizionali ai new media. Per necessità ho imparato a cambiare e a rinnovarmi e mi stupisco dell'entusiasmo che ancora metto nell'imparare ogni giorno aspetti nuovi, anche tecnici. Lavoro per vivere e per amore della mia città, MESTRE.

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