MESTRE VITTORIOSO AL MENTI, L’ORGOGLIO VOLA ALTO

E’ il giorno di Vicenza – Mestre e la mia mente vola indietro nel tempo, a quando da bambino attaccavo le figu sull’album Panini. A quella provinciale che sul finire degli anni ’70 incantò l’Italia e fece breccia nel cuore di tutti. Si era guadagnata sul campo l’appellativo di Real Vicenza. In panchina c’era GB Fabbri e l’erba del Menti era calcata da Cerilli, Salvi, Filippi e un certo Paolo Rossi, il futuro Pablito, eroe nazionale nel 1982 al mondiale in Spagna.

Per tutti era il Lanerossi. Per gli amici il Lane. Orgoglio sicuramente di una città e di una provincia, ma anche di un’intera regione (Verona esclusa). Perché a quel tempo quasi tutti simpatizzavano per quei colori e quella squadra che un po’ rappresentava il nostro Veneto. Quindi per me, tifoso arancione dall’età della ragione, vedere il mio Mestre andarsela a giocare in casa del glorioso Lane è un’emozione particolare. Anche nelle piccole sfumature, come quando – percorrendo l’autostrada – i pannelli segnalano che per i tifosi ospiti sono state adibite delle navette gratuite al casello di Vicenza Est.

Arrivati nel capoluogo berico si capisce che da queste parti il Lane è una fede: si incrociano tifosi di ogni età bardati di biancorosso, qualcuno sventola fiero una bandiera con stampata la foto di GB Fabbri. Oltre 6000 gli abbonati, nonostante la categoria. 2000 in meno del Napoli, in vetta alla serie A. Il quartiere di Borgo Casale che ospita fin dal 1911 lo stadio che nel 1934 venne inaugurato nelle forme attuali, è in pratica tutto una transenna e una deviazione. Nessuno che se ne lamenti, qui è normale. Perché quando gioca il Lane è una festa popolare. Altrettanto normale per me è pensare a quanta differenza ci sia una sessantina di chilometri più ad Est, dove la mancata volontà di chiudere al traffico per tre ore una stradina secondaria come via Baracca, pare essere una delle cause principali che mettono a rischio il futuro della squadra storica cittadina, costringendo una società professionistica e centinaia di tifosi a spostarsi fino a Portogruaro. Penso quanto possa essere insulsa e controproducente una decisione di questo genere, in attesa di un nuovo impianto. A quanto sia assurdo privarsi e privare la città di quella che anche da noi potrebbe essere una festa, una grande occasione di incontro e socialità e, perché no, anche di introiti per tutti i locali della zona.

La partita si è conclusa con una vittoria per due a zero. Di quelle grandi, di prestigio e convincenti. Che avranno riservato un capitolo speciale nel cuore dei tifosi presenti e nella storia del nostro club.  Sentire due vecchi tifosi biancorossi (che probabilmente su questo campo si ricordano di aver visto giocare Luis Vinicio e Roberto Baggio) sprecarsi in complimenti per il gioco espresso dalla nostra squadra, vale almeno quanto i tre punti riportati a Mestre.

E l’orgoglio vola alto. Un orgoglio per pochi, purtroppo. Che naviga solitario nel torbido mare dell’indifferenza delle istituzioni e di chi dovrebbe darne voce. Per questo motivo il fondo dedicato al Mestre di Carlo Cruccu sulla Nuova Venezia di oggi (e che riportiamo qui a fianco), sembra essere un grido solitario che scavalca il muro di gomma dell’indifferenza. E che resterà solamente un pezzettino di giornale da ritagliare e conservare in una scatola da scarpe, se nessuno avrà la voglia, il coraggio e – permettetemi – i “coglioni” di prenderlo al balzo per intavolare un serio dibattito sul futuro sportivo cittadino.

Perché girarsi dall’altra parte non funziona più, non deve funzionare più.

Andrea Checconi Sbaraglini

Foto allo Stadio Menti  Marco De Toni 

                                                                                                                                                                                            

 

 

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