IL MIGLIOR CAMPIONATO POSSIBILE

Oramai è un refrain: il Mestre gioca, prende applausi e complimenti da addetti ai lavori e allenatori avversari. Tutto bene fino a quando con il gioco arrivano anche i punti. Poi si perdono due partite di fila e qualcuno comincia a preoccuparsi. Perché i complimenti fanno piacere, ma ciò che conta sono i punti che si portano a casa. Dove è finita la mina vagante del campionato? La matricola rivelazione? Cosa succede sotto la torre civica?

Calma e gesso. Succede che gli arancioneri hanno perso due partite, rispettivamente contro la prima e la seconda forza del campionato, non contro i morti, come dice giustamente mister Ziro. Succede che ci sono squadre impostate per provare il salto di categoria e altre – fra cui il Mestre – che dichiaratamente puntano a portare a casa il miglior campionato possibile, che per forza di cose passa per l’obiettivo primario, quello della salvezza.

Ci sono squadre che per raggiungere questo obiettivo hanno determinate caratteristiche di gioco (che si trovano in tutte le categorie, basti ricordare i famosi schemi “palla a Ibrahimovich” o “palla a Recoba” con cui il Venezia conquistò di fatto una salvezza), altre squadre invece sviluppano una condotta di gara differente, plasmata sulle caratteristiche dei propri giocatori e su una diversa impostazione tattica. Il Mestre di Zironelli fa parte di questa seconda categoria. Il fatto che non sia una squadra il cui gioco è impostato quasi esclusivamente sul contenimento degli avversari può trarre quindi in inganno, ma in realtà è un modo come un altro per riuscire a raggiungere nel modo migliore il proprio obiettivo, che non è quello di vincere il campionato, piuttosto quello di far più punti possibile, partita dopo partita. Ciò non significa che la squadra sia o si senta arrivata o che non ci sia qualcosa da sistemare o da limare; significa solamente che si è intrapreso un percorso, per tutti nuovo e difficile e che le somme si tireranno alla fine. Mantenendo la consapevolezza di essere una società che fino a poco tempo fa giocava nei campi dei paesini più sperduti e domenica si troverà a calcare il prato del Menti di Vicenza.

Per chi invece ama la critica, intesa come discussione propositiva e non deleteria e fine a se stessa, è bene ricordare che con il senno di poi anche Napoleone avrebbe vinto la battaglia di Waterloo, se solo avesse potuto prevedere la meteorologia e l’incessante pioggia che ne compromise lo spostamento delle batterie di cannoni da 12 libbre e il devastante rimbalzo dei proiettili. E forse la storia sarebbe cambiata. Ma la storia si fa sul campo di battaglia e di gioco, davanti ad un avversario che vuole il tuo stesso bottino. E non certo il giorno dopo a risultato già acquisito.

Andrea Checconi Sbaraglini 

nella foto il primo raduno al Baracca. Per non dimenticare da dove siamo partiti… 

 

1 Commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*